L'oud è la sua impronta nel cinema globale: L'esempio di alcuni artisti

Pubblicato il 10 agosto 2026 alle ore 14:31

Il gladiatore (Gladiator) è un film del 2000 diretto da Ridley Scott.

Nel cinema contemporaneo, la musica ha il potere di trasportare lo spettatore attraverso lo spazio e il tempo in una frazione di secondo. Tra gli strumenti capaci di evocare istantaneamente atmosfere di profondo misticismo, nostalgia, tensione geopolitica o spiritualità, l'oud occupa un posto d'onore. Da Hollywood al cinema d'autore europeo, fino alle produzioni indipendenti, questo millenario strumento a corda ha saputo rompere i confini del Medio Oriente per diventare una voce universale del cinema globale.

In questo articolo esploreremo come i registi e gli artisti di tutto il mondo utilizzano l'oud non più solo come mero elemento di "colore locale", ma come un vero e proprio personaggio sonoro capace di narrare storie complesse.

Oltre l'Orientalismo: L'evoluzione dell'Oud a Hollywood

Per decenni, il cinema hollywoodiano ha utilizzato la musica mediorientale in modo stereotipato. Era il classico espediente dell'orientalismo musicale: un timbro esotico inserito per identificare deserti, mercati affollati o contesti di minaccia.

Tuttavia, negli ultimi vent'anni si è assistito a una svolta radicale. Grandi compositori hanno iniziato a studiare la teoria dei maqamat (le scale musicali orientali) e a collaborare con virtuosi dello strumento, integrando l'oud in partiture orchestrali complesse per esprimere sfumature psicologiche profonde, senso di smarrimento o introspezione.

Esempi chiave nel grande cinema:

  • Gladiator (2000) – Hans Zimmer e Lisa Gerrard: Pur non essendo ambientato in Medio Oriente, la colonna sonora utilizza strumenti etnici tra cui l'oud per dare un senso di antico, di terriccio e di dramma ancestrale, distanziandosi dalle classiche marce imperiali romane.
  • Kingdom of Heaven (2005) – Harry Gregson-Williams: In questo kolossal sulle Crociate, l'oud non descrive "il nemico", ma viene usato per unire culturalmente i due mondi. Le melodie dell'oud si intrecciano con i cori cristiani, creando un ponte sonoro di rara bellezza e rispetto storico.
  • Syriana (2005) – Alexandre Desplat: In questo thriller geopolitico, l'oud (suonato dal maestro montenegrino Edin Karamazov) è il filo conduttore che unisce le storie di petrolio, spionaggio e corruttibilità, offrendo un commento musicale malinconico e privo di retorica.

 

Esempi di artisti e il loro contributo nel mondo del cinema

1. Rahim AlHaj: Dalla prigionia in Iraq alle nomination agli Oscar

La storia di Rahim AlHaj è cinematografica quanto i film per cui suona. Nato a Baghdad, AlHaj è stato costretto a fuggire dall'Iraq nel 2000 a causa del suo attivismo politico contro il regime di Saddam Hussein, rifugiandosi negli Stati Uniti come rifugiato politico.

La sua esperienza di dolore, perdita e rinascita si riflette interamente nel suo stile esecutivo, caratterizzato da un'intensità emotiva fuori dal comune. È questa autenticità che ha spinto i compositori di Hollywood a cercarlo.

La sua collaborazione più celebre è nella colonna sonora del film "Il cacciatore di aquiloni" (The Kite Runner, 2007), composta da Alberto Iglesias. Il tocco di AlHaj sull'oud ha dato corpo e anima alla narrazione, trasformando i momenti di colpa e redenzione del protagonista in un pianto sonoro. La colonna sonora ha ricevuto una nomination agli Oscar, in gran parte grazie alla componente etnica guidata dal suo strumento.

2. Ara Dinkjian: Il ponte tra Oriente, Occidente e il Trattamento Dolby

Americano di origine armena, Ara Dinkjian è uno dei suonatori di oud più versatili e registrati della nostra epoca. Dinkjian ha rivoluzionato l'uso dell'oud fondendo le scale microtonali orientali con le armonie del jazz e del pop occidentale.

La sua specialità è la precisione chirurgica in studio di registrazione. Dinkjian non suona solo l'oud acustico tradizionale, ma è stato tra i pionieri dell'oud elettrico, uno strumento che si integra perfettamente con i moderni effetti di sound design utilizzati nei thriller e nei film d'azione.

Il suo stile unico è udibile in numerose serie TV di successo e produzioni cinematografiche internazionali. I compositori lo scelgono quando l'oud non deve suonare "antico", ma moderno, dinamico e urbano, ideale per accompagnare inseguimenti, scene di spionaggio e la complessa atmosfera delle metropoli contemporanee.

 

 

3. Anouar Brahem: Il maestro del minimalismo e del cinema d'essai europeo

Il tunisino Anouar Brahem è l'architetto di un suono totalmente rivoluzionario. Legato indissolubilmente alla prestigiosa etichetta jazz ECM, Brahem ha preso l'oud e lo ha spogliato di ogni ridondanza folkloristica, unendolo a strumenti insoliti come il clarinetto basso, il pianoforte e la fisarmonica. Il suo stile si distingue per l'uso magistrale dello spazio, del silenzio e di una malinconia colta e geometrica.

Questo approccio così intimo e narrativo ha reso la sua musica una risorsa preziosa per i registi del cinema d'autore europeo e internazionale, che vedono nelle sue composizioni la perfetta colonna sonora degli stati d'animo.

La musica e le esecuzioni all'oud di Brahem sono il motore emotivo di pellicole straordinarie. Ha composto interamente le colonne sonore di film cult del cinema tunisino e internazionale diretti da Nouri Bouzid, come "I zoccoli d'oro" (Bezness, 1992) e "I silenzi del palazzo" (Les Silences du Palais, 1994) di Moufida Tlatli. Inoltre, i suoi brani solisti sono stati scelti da registi del calibro di Costa-Gavras (nel film Eden à l'Ouest) e persino da Netflix e produzioni indipendenti per commentare scene di profonda introspezione e crisi esistenziale, dove l'oud agisce come un bisturi psicologico sul silenzio.

L'oud ha dimostrato di essere un linguaggio universale. Ha rotto i confini geografici e culturali per diventare uno strumento psicologico nelle mani dei migliori registi del mondo. Quando le sue corde vibrano sul grande schermo, lo spettatore sa che sta per entrare in contatto con la parte più intima, complessa e profonda dell'esperienza umana.

La prossima volta che guarderete un film e sentirete le corde dell'oud vibrare durante una scena madre, ricordate che quel suono non esce da un computer. Dietro quel momento di magia cinematografica ci sono le dita , la storia personale e la sensibilità di maestri come Rahim AlHaj, Ara Dinkjian e Anouar Brahem. Sono loro i veri registi occulti delle nostre emozioni. 

 

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